
La scelta del battifreccia rappresenta un aspetto
molto importante nel tiro con l’arco. Fin dal 1989, momento in cui abbiamo iniziato
a produrre paglioni e anno della nostra prima esperienza di gara a livello mondiale, ci siamo
posti e continuiamo a porci i problemi che assillano le società sportive.
A quei tempi in Italia, per le gare di un certo “livello”, venivano importati paglioni dall’estero
che a parità di diametro avevano uno spessore di 7 cm, pesavano circa 34 kg e avevano una
treccia rotonda.
Progettando e poi costruendo i macchinari per la produzione, uno dei nostri fini era quello di riuscire a fare una treccia rettangolare, ottenendo così due importanti risultati: il primo è che
la treccia rettangolare avvolta a spirale forma una superficie d’impatto piatta e più estesa, la
freccia non tende ad inclinarsi e le visuali sono più aderenti alla superficie; il secondo,
non meno importante, è che la superficie di tenuta fra le trecce risulta maggiore, necessita di minor uso di colla con il risultato che la freccia resta più pulita e il paglione tende a cedere meno nei punti più colpiti.
Da allora si sono evolute e migliorate molte cose nel campo dell’arcieria, dagli archi con varie soluzioni, all’incremento nell’uso dell’arco compound, alle frecce in carbonio con la loro sezione molto sottile e l’aumento della velocità e della potenza della freccia stessa con la conseguenza che il battifreccia deve sempre più adeguarsi e “aggiornarsi” in base alle
nuove tecniche utilizzate.
Il nostro desiderio è dare al cliente un prodotto sempre valido per rapporto qualità-prezzo e non per enfasi o facciata. Proprio perché guidati da un senso pratico e da un desiderio di soddisfare le esigenze dei nostri clienti e di risolvere i loro problemi, siamo rimasti all’uso della paglia perché risulta essere il materiale migliore nonostante le innumerevoli alternative proposte.
E’ vero che nel paglione in paglia ci sono varie tesi riguardanti l’uso, ma è necessario operare
una distinzione importante per capire quale sia il metodo migliore di utilizzo in base alle proprie esigenze. Una prima ipotesi, che poi sembra la più semplice, è usare paglioni più pressati per una maggiore durata. Secondo questa
tesi una società sportiva, quanto a costi, otterrebbe un risparmio non indifferente poiché verrebbero sostituiti
meno paglioni, ma per contro si avrebbe anche un maggior consumo di frecce a causa delle punte che rimangono nel
paglione e della maggior flessione delle aste con conseguenti possibilità di rotture. La seconda tesi ci porta, al contrario, a
usare paglioni meno pressati che inevitabilmente dureranno meno. La conseguenza è che le società sarebbero costrette a
spendere di più per sostituire più paglioni, ma in compenso si avrebbe un minor consumo di frecce poiché l’impatto sarebbe
meno violento e l’estrazione della freccia meno faticosa.
I soggetti che sono favorevoli alla
seconda ipotesi, a nostro parere, sono coloro che vedono un risparmio di costi non immediato, bensì a
lungo termine e per chi volesse, dunque, adottare la seconda tesi vi sono varie soluzioni che noi proponiamo
come per esempio l’uso del cavalletto in legno a 4 piedi con un paglioncino o un telo gommato
dietro il paglione oppure i supporti per tenere 2 paglioni in modo da poterli ruotare.
Adottando questi sistemi sicuramente si avranno maggiori soddisfazioni, sia per le società sportive che organizzano le
gare, sia per gli arcieri che vi partecipano e che, in tal modo, salvaguardano le proprie attrezzature.
Come è possibile dedurre, quindi, un utilizzo mirato del paglione battifreccia può riuscire ad accontentare più “voci”
contemporaneamente…
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